«Padre, mi voglio convertire a Gesù»

Giovani alla ricerca di Dio o Dio alla ricerca dei giovani? Una testimonianza dalla Spagna, già pubblicata sul numero di dicembre di Tracce.

20251028 Fuenlabrada Festa San Carlo
Don Giuseppe Cassina (in piedi a destra), durante una serata nelle sale della parrocchia San Juan Bautista di Fuenlabrada.

Mi commuove vedere come in questo momento, che tutti definiscono di crisi, il Signore non smette mai di lavorare. Qualche settimana fa stavo lavorando in ufficio quando vedo entrare un giovane che si ferma dritto davanti a me e mi dice: «Padre, mi voglio convertire a Gesù». Scambiamo quattro chiacchiere, e visto che avevo il turno dell’ufficio parrocchiale gli dico di tornare il giorno dopo per fare una passeggiata insieme. Antonio (nome di fantasia) ha 30 anni e non è battezzato. Dopo il suicidio di un caro amico, anni prima, gli erano insorte molte domande alle quali non sapeva rispondere e per questo motivo era andato da uno psicologo che, come consiglio, gli aveva detto che non doveva pensare troppo, che non doveva pensare a queste domande e che doveva fare in modo di usare il suo tempo libero per svagarsi. Antonio aveva ascoltato il consiglio e iniziato una lotta con se stesso per dimenticare quelle domande. Passavano gli anni e niente cambiava, lui si vedeva sempre più solo e senza nessun tipo di risposta. Aveva incominciato a guardarsi intorno intuendo che forse questo problema aveva a che vedere con Dio: per questo dopo una lotta con se stesso aveva deciso di parlare con un prete e chiedere il Battesimo. 

È stata una chiacchierata molto bella e a tratti commovente: a un certo punto si ferma e mi parla dei suoi dubbi, ma soprattutto di uno. Mi guarda e dice: «Intuisco che questo è importante e che se non lo capisco non potrò fare un passo in avanti, ma il fatto che Gesù sia resuscitato è un grande enigma per me». Sorrido e penso subito a san Paolo, che “qualche” anno prima di Antonio aveva detto ai Corinzi che senza la resurrezione la nostra fede sarebbe vana. 

Aveva intuito che forse il suo problema aveva a che vedere con Dio

Gli ho parlato molto di quello che io ho vissuto e soprattutto imparato da don Giussani: della grandezza della ragione umana e che siamo chiamati a utilizzarla tutta senza censurare niente, del metodo della fede, della compagnia, della fedeltà e della Chiesa. A un certo punto, prima di finire il giro, mi chiede se il nostro incontro è stato voluto da Dio. Gli parlo della vocazione e del fatto che Dio ha un progetto buono per tutti gli uomini; allora Antonio sorride e mi chiede: «Ma ha preparato qualcosa anche per me?». Gli dico di sì, e che sarei felice di scoprire insieme a lui cosa ha in mente Dio. Finisco dicendogli che io ci sono, che mi può chiamare quando vuole, che nello stesso tempo si senta libero e che nessuno lo vuole obbligare o ha fretta di battezzarlo. Lo saluto e ringrazio Dio per un incontro totalmente inaspettato.

Mi sono sorpreso perché una nuova persona è entrata nelle mie preghiere e chiedo a Dio la grazia di essere fedele a Lui e di poter vivere sempre di più con Lui e come Lui. Capisco che è questa l’unica forma necessaria per avere cura di Antonio, e non solo di lui. Perché il resto lo fa Dio. È Lui che lo ha creato, è Lui che lo ha aspettato e gli ha messo nel cuore quell’inquietudine di senso che tutti abbiamo e che Antonio ha avuto il coraggio di guardare fino in fondo.

Dopo l’estate abbiamo conosciuto quattro giovani non battezzati che hanno chiesto di diventare cristiani. Evidentemente non sono queste le notizie che escono sui giornali, c’è troppo rumore per essere attenti all’agire di Dio, ma Lui, come ci ha detto Gesù, non smette mai di lavorare ed è sempre all’opera. È vero che c’è tanto male intorno a noi e che sembra avere la meglio, ma non è così, perché Cristo vive ed è presente e agisce, ma il suo agire è diverso da quello del Nemico. C’è bisogno di silenzio nelle nostre giornate per rimanere sempre aperti all’iniziativa di Dio che agisce nel silenzio e non nel rumore. Purtroppo, la distrazione in cui viviamo (pensiamo solo alle cavolate che vediamo con il telefono) e la superficialità ci rendono un po’ incapaci di vederLo e di riconoscerLo. Ma come mi insegna la storia di Antonio, Lui non si stancherà mai di venirmi a cercare.

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