Preferisci un cane o un amico?

Una domanda non più scontata: l’amicizia è un’esigenza da riscoprire per ciascuno. La testimonianza dal parroco di Las Aguas.

Barrani aprile
Giovanni Barrani con alcuni alunni della scuola “San Riccardo Pampuri” a Bogotá.

Qualche mese fa stavo dando lezione in una scuola alla periferia di Bogotá. “Preferisci un cane o un amico?”. Ho posto questa domanda al termine dell’ora a un ragazzo che sosteneva come fosse conveniente non fidarsi di nessuno. Pensavo fosse una domanda retorica. Il ragazzo mi ha rispondo: “Preferisco un cane, ovvio”. Ho rivolto la domanda alla classe. E poi ho ripetuto la domanda alle altre classi nelle ore successive. Pochissimi hanno risposto: “Un amico”. Sono rimasto di sasso.

Il movimento di Comunione e liberazione mi ha sempre affascinato per l’educazione al senso dell’amicizia. L’amicizia è sempre stata, per noi figli di don Giussani, un elemento sacro nella nostra vita: siamo stati educati a viverla come segno della forza che ci unisce al Signore e rende eterno il nostro legame. Qualcosa capace di reggere a ogni fragilità umana. Qualcosa al di là di tutto. Qualcosa che è per sempre. E questi ragazzi si stavano perdendo tutto questo.

Il nostro compito è custodire le amicizie che Lui fa sorgere

Nei giorni successivi rimaneva la domanda: “Perché non desiderare l’amicizia? Qual é il motivo?”. Però nessuna analisi sociologica riusciva a rispondere veramente a questa provocazione. Cercavo una risposta più profonda. Poi, nei giorni successivi, mi sono accorto che questa resistenza all’amicizia non era solo qualcosa dei miei alunni. Era presente, anche se meno esplicita, in me e nelle persone della comunità: ci sono momenti in cui viene la tentazione di tirarsi indietro nel rapporto con gli altri, in cui è più importante la propria idea o il proprio pensiero che accogliere il fratello nel cuore. E parafrasando la frase rivolta ai miei alunni, ho iniziato a chiedermi: “In questa particolare circostanza, preferisci la tua idea o un amico, un fratello?”. Ho scoperto quanto è profonda in tutti noi la resistenza alla comunione e all’amicizia in Cristo.

Poi è successo che il Signore mi ha regalato due esperienze in cui ho trovato la pace che cercavo. perché mi ha mostrato quanto la sua mano sia più forte della nostra ribellione. Uno è stato il Mercoledì delle ceneri. Tutto il mondo dovrebbe vedere che bello è il Mercoledì delle ceneri a Bogotá! Un popolo che va in giro per le strade con la croce di cenere sulla fronte. Le chiese si riempiono. Noi preti confessiamo dalla mattina alla sera. Ma il fatto più bello è incontrare in confessionale persone che non si confessano da anni. Riporto qualche frase: “Padre, oggi mi confesso perché ho sentito dentro di me che il Signore mi chiamava qua”. “Stavo passando per la strada e ho visto la chiesa e ho sentito che una forza mi spingeva a confessarmi”. È stata per me una carezza del Signore essere testimone della sua forza. Lui continua ad attrarci a sé.

Il secondo momento è stato durante la settimana successiva. Ogni mercoledì in questi anni ci trovavamo in casa con un gruppo di amici della parrocchia per organizzare le attività dei bambini del sabato. A partire da qualche settimana, abbiamo iniziato anche con altri adulti che seguono il gruppo degli adolescenti. Ora sono due cene in contemporanea. Mentre pregavamo tutti insieme, prima di dividerci nelle due tavolate, pensavo a com’è bello trovarsi insieme con la coscienza che siamo stati chiamati insieme. Volti di amici che tre anni fa erano per me sconosciuti, e mi chiedevo: “Come abbiamo fatto a diventare così amici?”, e intuivo che sono cose Sue, che decide e fa Lui. Nostro compito è custodire le amicizie che Lui fa sorgere, perché continuino a essere al di là di tutto. Questo, alla fine, è ciò che ci affascina. E chissà, magari un giorno, ne sarà colpito anche quel mio alunno che preferiva un cane a un amico.

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