Accogliere è donare la propria vita

Dall’adozione di una bambina a Santiago del Cile agli ospiti della casa di formazione: aprire la porta significa condividere ciò che si vive. Un editoriale del Rettore.

Praga universitari
Cena per giovani e universitari nella missione di Praga (Repubblica Ceca, maggio 2026). Foto di Marco Previdi.

La prima immagine che mi viene in mente pensando all’accoglienza è quella di una famiglia. Un uomo e una donna, vivendo fino in fondo l’amore che li ha uniti, diventano una casa e imparano ad amarsi in modo nuovo, lasciando spazio ai figli che il Signore vuole donare loro.

Quando ero appena arrivato in Cile, ormai una quindicina di anni fa, mi trovavo a trascorrere alcune settimane da solo nella nostra casa durante il mese di luglio. Un mese freddo, invernale a quelle latitudini. Ricordo l’odore di cherosene delle stufette con le quali ci difendevamo un po’ dalle temperature e dal cielo grigio. Questa cornice mi è rimasta impressa perché in essa ho ricevuto un grande regalo. Era arrivata a Santiago, proprio in quei giorni, una famiglia italiana che aveva attraversato l’oceano per accogliere una figlia che aveva ricevuto in adozione. Una bambina dagli occhi neri bellissimi che cercavano di comunicare quello che la lingua non riusciva ancora ad esprimere. Ricordo i tentativi che i neo papà e mamma facevano per cercare di comprendere cosa le piacesse: avevano imparato qualche parola di spagnolo e desideravano mostrarle cosa avrebbero voluto vivere insieme a lei. Anche il loro primo figlio partecipava al viaggio e a quei dialoghi iniziali. Scoprirono abbastanza in fretta che la bambina era attratta dalla natura e in particolare dagli animali e questo facilitò un poco le cose anche perché l’inverno permise loro di andare a vedere i pinguini e i leoni marini.

È un incontro che ci ha resi amici e che mi ha accompagnato in tutti questi anni. Per accogliere hanno lasciato la loro casa, sono usciti dal loro Paese e hanno fatto spazio per sempre a un volto nuovo che hanno ricevuto e preso con sé.

Accogliere è lasciare entrare un mistero nuovo, non solo nella nostra casa ma nella nostra esistenza.

Credo che per farci comprendere la propria natura il Signore, invece di spiegarci tante cose, ce le faccia vivere. Anche lui per accoglierci ha voluto uscire da sé e ha desiderato compiere un viaggio. Un lungo viaggio per farsi carne e abitare con noi. Da quel momento, ha caricato su di sé la nostra vita; e anche il suo rapporto con il Padre è diventato nuovo.

Accogliere è lasciare entrare un mistero nuovo, non solo nella nostra casa ma nella nostra esistenza. Lo vedo tutte le volte che vengono degli ospiti a trovarci. Quest’anno, nella casa di formazione, sono stati numerosi i gruppi di pellegrini e amici che hanno desiderato trascorrere dei giorni con noi, condividendo la nostra vita. Ci portano le loro storie, i loro drammi e le loro attese con una tacita richiesta di essere ascoltati e accolti.  Allora proponiamo loro di vivere con noi ciò che anche noi viviamo. Organizziamo il tempo che trascorriamo insieme, scandito dagli orari della preghiera e della vita comune. A volte consegniamo alcune letture per approfondire un tema che può essere di aiuto per ciascuno: il lavoro, gli affetti, i sacrifici, il dialogo con Dio. Ciò che accade in una famiglia quando un figlio nuovo è accolto e accompagnato a entrare nella vita riaccade continuamente quando ci apriamo all’altro e lo accogliamo. Accogliere è donare la propria vita e proporre di viverla insieme. È quello che ha fatto Dio coinvolgendosi con noi.

Allo stesso tempo, gli ospiti ci riconsegnano la nostra vita abitata dall’invadenza buona del Mistero. Così anche per noi il quotidiano diventa nuovo e possiamo riscoprirlo continuamente. Allora è bello lasciare che il silenzio della nostra casa si riempia all’improvviso delle corse dei bambini che, anche durante la Messa, si esprimono con entusiasmo. La sala da pranzo diventa una sala studio per gli universitari che preparano i propri esami. La città di Roma, una grande scuola dove imparare a conoscere le vite dei santi che ci hanno preceduto. L’amicizia che nasce mette in noi radici profonde, che durano nel tempo, e diventa un riflesso dei rapporti eterni che ci legano in Cristo. È così che la nostra vita, aprendosi, diventa più vera.

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