Una casa per salvarci

La casa, nel rapporto con chi è altro sa sé, è il luogo che spalanca al mondo e permette di amare Dio nel quotidiano.

20240731 Eastleigh Foto varie
La parrocchia della Santa Croce a Eastleigh

Se vi è mai capitato di studiare un libro di buona teologia, esperienza che auguro a tutti, sarete probabilmente incappati in termini quali alterità o trascendenza di Dio, domandandovi un po’ perplessi cosa questo possa davvero significare. Io l’ho capito attraverso la vita comunitaria insieme ai miei fratelli.

La nostra casa di missione a Eastleigh, nel sud dell’Inghilterra, sembra il cast di una commedia di Samuel Beckett: personaggi tra i più diversi messi assieme da un copione scritto da un regista che tutti li supera.

Per darvi un’idea, vi accenno solo tre momenti salienti. 

Lodi mattutine, ore 7:15. C’è chi si presenta sveglio già da un’ora, dopo avere fatto colazione e pregato l’Ufficio delle letture; c’è chi è sempre in anticipo e si prepara pregando in silenzio davanti al tabernacolo; c’è chi non importa quando si sveglia, ma è sempre in ritardo e chi ogni giorno cerca di stabilire il record letto-cappella scendendo sotto la soglia dei 2 minuti.

La nostra casa è il luogo dove l’alterità di Dio ci raggiunge concretamente.

Il martedì mattina, invece, ci vediamo per decidere assieme delle nostre responsabilità missionarie in una riunione che, per darci un tono, chiamiamo C.O.B.R.A: Cabinet Office Briefing Room, come il nome dell’unità di crisi del governo del Regno Unito. Le affinità operative tra noi sono rare: c’è chi vede il mondo come un foglio Excel, chi come una check-list, chi fiuta gli eventi e segue l’istinto, chi sogna e chi non può prescindere dai massimi sistemi. Ciò che stupisce è che da questo strano frullato di diverse concezioni del mondo, la carità che desideriamo vivere verso i nostri parrocchiani assume le sue forme specifiche ed efficaci.

Da ultimo, una volta al mese ci incontriamo più solennemente e apriamo le nostre anime gli uni gli altri, affidandoci le grazie che stiamo ricevendo ma anche le difficoltà che stiamo attraversando. in modo che una luce diversa da quella della nostra mente illumini una dopo l’altra le ombre e le gioie delle nostre anime. Le esperienze di ciascuno divengono la forza di tutti. Questo è quello che chiamiamo “incontro della casa”.

Forse ora può esservi più chiaro ciò che dicevo all’inizio. La nostra casa è il luogo dove l’alterità di Dio, il suo essere al di fuori di ogni nostra immaginazione o deduzione, ci raggiunge concretamente, attraverso i fratelli. È il luogo dove le sue parole ci feriscono, muovendoci alla conversione, oppure ci rincuorano dandoci gioia o coraggio. È il luogo dove ci viene assegnato il nostro posto nel mondo: per me sulla panca di destra quando prego le lodi, sul lato lungo quando pranziamo assieme o quando c’è l’incontro della casa. È il luogo dove possiamo amare Dio lavando i piatti, caricando la lavastoviglie o comprando lo yogurt greco.

Fermatevi, e sappiate che io sono Dio, eccelso tra le genti, eccelso sulla terra, recita un salmo. La nostra casa è questo impatto dell’alterità di Dio sulla nostra vita che parte dal tabernacolo in Chiesa lodato ogni mattina e investe parole, opere e gesti della nostra comunione e della nostra missione.

Un’ultima cosa. Non mancano tensioni, orgogli feriti e peccati nella nostra casa. Spesso si discute in modo acceso. Ma come un giorno di sole fa risplendere il cielo in una pozzanghera, così la misericordia di Dio presto o tardi scioglie nell’ironia anche un cuore indurito. In fondo Dio ci ha chiamato nella Fraternità san Carlo e posto in una casa per salvarci. Eterna è la sua misericordia.

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