Quest’estate ho sostituito un sacerdote in una delle parrocchie vicine per un battesimo. La grande chiesa in stile neoromanico, dedicata a san Pietro Canisio, era piena delle voci dei bambini, i figli in età scolare delle famiglie amiche presenti alla cerimonia.
Il Vangelo racconta delle persone che portano i bambini a Gesù, perché lui li abbracci e li benedica. Poi il Signore apostrofa i discepoli con queste parole: Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro, infatti, appartiene il regno di Dio. Nella predica, descrivo la scena, così simile a quella del battesimo che stiamo vivendo, e parlo del desiderio dei genitori, che i loro piccoli incontrino l’amore di Dio. Poi chiedo: “Ma secondo voi, perché a Gesù piacciono così tanto i bambini, al punto da dire che solo chi è come loro entrerà nel regno di Dio?”.
“Perché a Gesù piacciono così tanto i bambini, al punto da dire che solo chi è come loro entrerà nel regno di Dio?”
Dopo un momento di riflessione, un genitore esclama: “Perché sono innocenti!”. La risposta non mi convince. Mi rivolgo con un sorriso ai bambini presenti e chiedo: “Bambini, siete proprio tutti così innocenti?”. Un ragazzino sui dieci anni esclama con naturalezza, quasi divertito: “No, io no!”. Ecco, proprio questo piace a Gesù dei bambini: questa facilità a riconoscere di avere bisogno di Lui, questa fiducia, soprattutto, la certezza che Lui ci dà il suo perdono. È una bella notizia, perché è possibile anche a noi grandi. In quei giorni, ho letto nell’enciclica di papa Francesco sul Sacro Cuore di Gesù, Dilexit nos, una bella frase di santa Teresina del Bambin Gesù: «Talvolta, quando leggo certi trattati spirituali nei quali la perfezione è presentata attraverso mille ostacoli, circondata da una folla di illusioni, il mio povero spirito si stanca molto presto; chiudo il dotto libro, che mi rompe la testa e mi inaridisce il cuore, e prendo la Sacra Scrittura. Allora tutto mi appare luminoso: una sola parola svela alla mia anima orizzonti infiniti; la perfezione mi appare facile; vedo che basta conoscere il proprio niente e abbandonarsi come un bambino nelle braccia del buon Dio». Il testo tedesco traduce in modo ancora più simpatico: «buttarsi nelle braccia del buon Dio». Me lo immagino prendere la rincorsa, proprio come fa un bambino con la mamma o il papà. La fiducia filiale nell’amore misericordioso di Dio fonda tutto il resto. Che bello imparare da un bambino, mentre si fa il proprio mestiere!