Alzi la mano chi, durante il festival di Sanremo, non ha almeno un po’ sorriso alla canzone vincitrice, Per sempre sì di Sal Da Vinci. I più cinici hanno riso di un testo che parla di un amore eterno, oltretutto sancito davanti a Dio. Gli altri si sono limitati a una smorfia, magari un po’ sarcastica: ma il matrimonio non era la tomba dell’amore? Io ho sorriso lietamente, pensando ai tanti giovani che ancora oggi si sposano, proprio come sta accadendo nella nostra parrocchia di Santa Giulia a Torino. Negli ultimi due anni, infatti, diversi ragazzi della nostra comunità hanno detto il loro sì.
L’anno scorso abbiamo accompagnato all’altare una coppia che si era conosciuta durante una nostra vacanza per i giovani delle superiori. Ero presente quando lui, simpatico ed esuberante, non ancora maggiorenne, ci ha confidato che si era preso una cotta per lei, timida e riservata, di un anno più piccola. Ricordo solo di avergli detto: “Vedi di non prenderla in giro e di non farla soffrire”. E non l’ha fatto! Dopo sette anni di fidanzamento si sono sposati. Felici all’altare, con il volto sereno, hanno conquistato tutti. Da sacerdoti abbiamo davvero una prospettiva unica: quella di veder fiorire le vocazioni dei giovani che ci sono affidati. Dio chiama nell’amore e i ragazzi, guidati e sostenuti, hanno il coraggio di scelte definitive, che non spaventano ma rendono lieti, proprio perché c’è Dio a garantire per l’eternità il loro sì.
Per questo è stato bello festeggiare: perché Dio è al primo posto.
Abbiamo vissuto la stessa esperienza con altre due coppie di ragazzi molto implicati nella vita della parrocchia e dei nostri gruppi giovanili come educatori, per diversi anni. I più giovani hanno potuto così assistere alle nozze di ragazzi poco più grandi di loro. In un mondo in cui si fa fatica a credere che l’amore duri per sempre e in cui le difficoltà diventano un’obiezione a una scelta, i giovani hanno avuto l’esempio di ragazzi che hanno detto il loro sì. In questi anni, hanno anche visto i loro educatori litigare, poi perdonarsi, ricominciare: e adesso stanno per diventare mamme e papà. Ora, quando parlo con i ragazzi delle superiori, vedo che è quasi scontato il desiderio di trovare il fidanzato o la fidanzata e sposarsi in chiesa. Mi hanno detto più o meno così: “Il loro matrimonio è stato così bello che lo voglio anche per me”.
E infine, la festa. Quando è stato possibile, abbiamo partecipato con gioia alle feste di nozze. Ed è stato uno spettacolo unico: bambini di tante famiglie che giocano insieme, ragazzi adolescenti felici di partecipare alla gioia degli educatori, le famiglie più grandi della parrocchia e tanti volontari conosciuti nelle varie attività, i preti. Non mancava nessuno. Feste semplici perché, come ci hanno detto i ragazzi, “l’importante è che la messa sia curata e bella”. Ma forse proprio per questo è stato appassionante festeggiare: perché Dio è al primo posto, anche per una coppia di giovani. E poi perché non si è da soli: tutti in comunione e in cammino verso quel Dio che ci ha chiamato.
Ora abbiamo altri due o tre matrimoni di ragazzi conosciuti all’inizio della nostra missione a Torino. Non vediamo l’ora di celebrarli e di festeggiare con tutta la comunità. È la festa di Dio che chiama e che garantisce all’amore tra uomo e donna quell’eternità che il cuore desidera. Si tratta di un semplice sì, come canta Sal Da Vinci, eppure quella parola porta l’eternità, perché è pronunciata al cospetto di Dio.