Una voce nella mia vita

Dio ci chiama e ci parla, ogni giorno. Una meditazione sulla vocazione.

Arkhip I. Kuindzhi, Tramonto rosso sul Dnepr (1905)
Arkhip Ivanovich Kuindzhi, Tramonto rosso sul Dnepr (1905).

Una delle più grandi scoperte della mia vita è nata riflettendo sul fatto che la parola vocazione comprende e nasce dalla parola voce. La parola vocazione dice subito, in se stessa, che c’è dentro di noi una voce che dobbiamo ascoltare. Senza questo ascolto non possono maturare in noi la domande vera e autentiche – “Da dove vengo? Qual è lo scopo della mia vita? – e tanto meno possiamo dare loro una risposta. Per questo, una parola fondamentale, un verbo fondamentale della tradizione ebraico-cristiana, è la parola ascolta: con questa parola inizia la predicazione profetica; con questa parola, con questo verbo, inizia la professione di fede di Israele: Ascolta Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore (Dt 6,4). Di questo verbo è piena la predicazione di Gesù: Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio (Lc 8,21). Con questa parola inizia il meraviglioso testo di San Benedetto, la sua Regola: Ausculta, o fili, praecepta magistri...

C’è una voce dentro di noi. Probabilmente abbiamo anche avuto dei momenti particolari in cui si è imposta. Poi abbiamo smesso di ascoltare. Forse era troppo coinvolgente, forse preferivamo delle domande meno radicali: cosa posso fare oggi? Cosa posso fare domani? La voce dentro di noi, invece, pone una domanda totalizzante, chiede quale sia lo scopo di tutto. C’è una ragione che unifica la mia vita? Che unifica la mia persona? C’è un significato che dà senso ad ogni momento, a quelli bui e drammatici, alle divisioni radicali, alle lacerazioni, così come alle gioie e alle grandi scelte?

Vediamo la bellezza di un tramonto: è una voce, diventa parola?

La voce dentro di noi, poi, non è semplicemente suono: è parola, logos. È un suono che porta con sé un significato. Il Vangelo di Giovanni mostra benissimo questa dialettica fra voce e parola. Il Battista dice di sé: io sono la voce, sono semplicemente la voce che deve indicare la parola, il logos, il Verbo, Gesù.

Noi siamo abitati da una voce che vuole diventare parola per la nostra vita, ma non sempre abbiamo la pazienza di un ascolto così profondo: vediamo la bellezza di un tramonto: è una voce, diventa parola? Vediamo la persona che ci ama: è una voce, diventa parola? Vediamo i nostri bambini: sono una voce, diventano parola? Vediamo la cura e pensiamo alla cura che i nostri genitori hanno avuto di noi: è una voce, diventa parola?

Molte volte la difficoltà di cogliere la parola contenuta in questa voce deriva dal fatto che abbiamo avuto esperienze positive ma anche negative, abbiamo ricevuto accoglienza ma anche rifiuti. Medito spesso una poesia di Giovanni Pascoli, La voce, che inizia con un verso assolutamente geniale: C’è una voce nella mia vita. Il genio del poeta riconosce la presenza della voce ma, a causa dei drammi della vita, essa giunge a lui confusa e non diventa mai parola: C’è una voce nella mia vita, / che avverto nel punto che muore, / voce stanca, voce smarrita, / col tremito del batticuore: / voce d’una accorsa anelante, / che al povero petto s’afferra / per dir tante cose e poi tante, / ma piena ha la bocca di terra.

Penso che il grande sostegno del nostro ritrovarci, del nostro camminare insieme, sia proprio l’aiutarci a che la voce diventi parola, in qualsiasi frangente della vita: che tutti gli infiniti segni, che si sono addensati nella nostra esistenza, diventino significato e ci illuminino.

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