Una vita per condividere tutto

A Taiwan una Scuola di comunità molto speciale riunisce non solo italiani e taiwanesi, ma anche texani, inglesi e colombiani.

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Foto di gruppo della Scuola di Comunità in inglese a Taiwan.

Gabe è stato battezzato cattolico da piccolo; quando è arrivato a Taiwan, voleva dimenticare il suo passato in America. L’ho conosciuto un anno fa a una cena per festeggiare il compleanno di David, un giovane colombiano di Comunione e liberazione che si è trasferito a Taiwan per studiare. Nasce così l’idea di proporre in inglese una Scuola di comunità – un lavoro personale e comune di riflessione su un testo di don Giussani – a Gabe e ad altri stranieri conosciuti quella sera, passati recentemente dal protestantesimo e dall’ateismo al cattolicesimo. Molti di loro rimangono stupiti dal pensiero di don Giussani, e in questi mesi stanno scoprendo la casa che il Signore ha preparato per loro.

Cary è di origine texana, si è appassionato subito a Il Senso Religioso: “Quando parla della ragione, don Giussani mi aiuta a capire il mio percorso, il passaggio  che ho vissuto sulla mia pelle da una ragione positivista, chiusa al mistero, all’apertura che ho bisogno di recuperare ogni giorno per alzarmi la mattina”. Sua moglie Yinzhen lo segue, colpita dal cambiamento del marito: “Anche per me”, confida ,“è un bene stare con questi amici che ci sostengono”.

Le chiedo cosa sia successo. “Dio è successo”, mi risponde.

Anche Tyler, come Cary, si è sentito completamente descritto dal testo della Scuola di comunità: “Giussani mi ha aiutato a capire la mia storia”, dice. E la riassume così: “Nato in una famiglia protestante devota, nel cuore degli Stati Uniti, ho vissuto un rigetto ateista negli anni dell’università, poi la disperata ricerca di un senso che potesse dare ragione di tutto quello che desideravo”. Anche lui è stato accolto quest’ultimo anno nella Chiesa, e a Scuola di comunità capisce l’importanza di vivere l’esperienza del «Io sono Tu che mi fai»: “Da ateo mi convincevo che il senso del mio io consistesse nel perseguire continuamente nuovi scopi, una bella macchina o un affare da concretizzare. Penso di essere colpevole di tutti i tipi di riduzione della ragione così come li descrive Giussani: ma  sono grato per questo luogo che mi ricorda che l’essenziale è dipendere”.

Adam, un inglese battezzato anglicano, è stato accolto quest’anno nella chiesa taiwanese e racconta di essere stato convinto soprattutto dalla ragionevolezza della fede: “Sono stato persuaso dalla storia della Chiesa e dall’insistenza sulla ragione: poi, dai volti felici e caritatevoli di una famiglia che mi ha accolto in un momento di bisogno”.

È la stessa carità che stupisce anche Tia al suo arrivo alla Scuola di comunità: “Qui chiunque viene accolto e può essere se stesso” afferma. Lei, americana protestante e non praticante, inizia a venire grazie al suo ragazzo, Gabe. I primi mesi non dice una parola. Poi, di colpo, durante una Scuola di comunità, risponde all’ultimo arrivato: “Giussani parla a chiunque, anche a un non credente, perché parla all’uomo dell’uomo, e ci indica la strada verso il Mistero”. Dopo l’incontro,  le chiedo cosa sia successo: “Dio è successo”, mi risponde. Questi mesi di apertura silenziosa al Mistero, assieme a questi amici, l’hanno poi portata a chiedere il battesimo cattolico che abbiamo celebrato quest’anno a Pasqua.

Sarà la terza volta negli ultimi mesi che ci troveremo a officiare in chiesa con questi nuovi amici. Le prime due volte sono state per il battesimo delle figlie di Tyler e Adam, nate a poche settimane di distanza. Si sono chiesti l’un l’altro di essere padrini delle figlie, e noi tutti della Scuola eravamo presenti.

Ripensando a quest’anno insieme, sono grato a Dio per questi amici che mi ricordano che tutti cercano la Chiesa, la casa che si trova sempre vicina a noi e ha gli orizzonti del mondo intero. Oltre il gruppo di base, quasi tutte le settimane c’è qualche nuovo invitato. Secondo il giudizio i David, “qui non si viene solo per leggere un libro di Giussani, qui si propone una vita cristiana per condividere tutto”.

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