Vegliamo dunque, perché il tempo è compiuto

L’Avvento è l’occasione per accorgersi ancora una volta di ciò che Dio con in noi e tra di noi: un’omelia in Casa di formazione.

Quello che dico a voi lo dico a tutti. Vegliate! (Mc 13,37)

Questo invito riguarda la venuta di Cristo glorioso, la sua venuta definitiva, ma anche il ritrovare l’evidenza che il Signore è presente. Possiamo vegliare sicuri di incontrarlo adesso, nel presente, oggi. L’invito è a vegliare perché il tempo è compiuto: il mistero della croce e della resurrezione di Cristo hanno redento il tempo, il mondo, la nostra vita. La sua presenza rivoluziona, fa capitolare l’apparenza di morte, l’apparenza di fine che tutto sembra comunicarci.

Al contrario, la comunione tra noi si rivela ai nostri occhi come il segno della sua presenza, come la vittoria della vita sulla morte. Vegliamo! La comunione tra a noi mostra una possibilità che non sarebbe ipotizzabile senza che Cristo sia presente. Ci accorgiamo del male che c’è e lo vediamo perfino più degli altri. Allo stesso tempo, però, sappiamo averne pietà, perché abbiamo conosciuto l’amore che il signore Gesù è, l’amore che Gesù ha portato, definitivamente. Il tempo ha un prima e un dopo, marcato dalla carità che Cristo ha portato nel mondo, coinvolgendo in questo amore le persone che ha incontrato. Quell’amore è arrivato fino a noi, ci ha raggiunti, uno per uno.

Il tempo ha un prima e un dopo, segnato dalla carità che Cristo ha portato nel mondo, coinvolgendo in questo amore le persone che ha incontrato

Impariamo a vegliare sul segno che è la vocazione che abbiamo ricevuto. Vegliamo, guardiamo l’incombere della sua presenza in questo riversarsi continuo di carità sulle nostre vite. Vegliamo, guardando al nostro essere insieme adesso, che senza la sua presenza non sarebbe possibile. Vegliamo, guardando alla vita di tanti santi che ci hanno preceduti o ai momenti di santità che vediamo intorno a noi. Vegliamo sulle tante persone che oggi donano la propria vita per il Signore.

Tutto questo si è impiantato dentro la precarietà del tempo, dentro il nostro destino mortale, trasfigurandolo in un modo che riconosciamo grazie alla fede, chiamata semplicemente a guardare ciò che è davanti ai nostri occhi. Vegliamo come sentinelle, attenti a ciò che Gesù fa nella nostra storia. Torniamo a vegliare, con attenzione, perché la nostra vita possa ritrovarsi cambiata, liberata dalle resistenze che nascono dalla distrazione, dal non accorgerci della misericordia ininterrotta su di noi e tra di noi.

Vegliamo, per poter vivere nella gratitudine e imparare anche noi la gratuità. Il Signore ci coinvolge, infatti, in questa dinamica che sarebbe solo sua: il gratis è di Dio. Invece, ci porta dentro ciò che è suo, sapendo che il nostro compimento è nel cominciare in noi e tra noi qualcosa che è solo suo: immedesimiamoci in lui per poter vivere in noi e tra di noi la su stessa gratuità, la sua stessa carità. Attendiamo la venuta gloriosa del Signore, sperimentando che la sua gloria è già nel miracolo dell’accorgerci di lui. Il miracolo è il niente, il mortale, il precario che accoglie il tutto, l’eterno.

Nella consapevolezza che il Signore trasforma la realtà, interrompendo il destino mortale delle cose e il destino mortale della nostra vita, diventa possibile sperare. Il Signore diventi compagnia sperimentabile per il nostro cuore che, lo sappiamo e lo abbiamo sperimentato, è domanda della sua presenza, è mendicanza di lui.

Vegliamo dunque, perché il tempo è compiuto.

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