La gioia di dare tutto

Tra Polonia, Germania e Italia, la storia di suor Alina, che il 25 marzo ha professato i voti definitivi nelle Missionarie di San Carlo Borromeo

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Suor Alina Maria Graz, che ha professato i voti definitivi lo scorso 25 marzo, durante il “Meeting per l’amicizia tra i popoli” (agosto 2024).

Con tanta fantasia il Signore mi ha pescato da lontano e, per una strada fatta di tante tappe, mi ha condotto fino alla mia casa definitiva, quella delle Missionarie.

Sono nata ad Essen in Germania. Sono grata ai miei genitori il cui cammino è stato la prima testimonianza di fede. Cresciuti in Polonia, ma emigrati in Germania e quindi in un contesto diverso e per certi versi più difficile, si sono impegnati nella ricerca di luoghi dove vivere la loro fede. Due tra questi sono stati per me particolarmente importanti.

Il primo è Carlsberg, dove abbiamo frequentato il movimento Luce e vita, che mette un accento forte sulla bellezza della liturgia e sulla meditazione e condivisione della parola di Dio. Ho sperimentato questi aspetti nei bellissimi Tridui pasquali vissuti insieme ai consacrati e alle altre famiglie, ma anche nell’abitudine di leggere il Vangelo del giorno ogni mattina prima di andare a scuola.

Il secondo luogo è Wisełka e, più precisamente, l’Istituto della Sacra Famiglia, una splendida casa di ritiro per le famiglie, sul mar Baltico. Tra avventurose gite nei boschi e sui laghi, la messa quotidiana e l’adorazione, ho partecipato a una vita cristiana molto ricca.

Questi momenti di forte compagnia risvegliarono in me il desiderio di formare un giorno una famiglia santa, numerosa e generosa.

Questa compagnia non c’era nella mia quotidianità e i miei compagni di classe non avevano la fede. Era la famiglia che custodiva il mio rapporto con Dio attraverso la preghiera insieme e nei sacramenti. Davanti alla disperazione di un compagno ho capito che il Signore mi chiamava a testimoniare la speranza che avevo incontrato.

Giorno dopo giorno, sono uscita da me stessa e ho iniziato a donarmi.

A 20 anni, spinta dalla gioia missionaria, ho partecipato a un’iniziativa di evangelizzazione a un festival musicale in Polonia. Timidamente seguivo i miei amici polacchi e la loro certezza che Gesù potesse interessare veramente a tutti! Dopo quei giorni è continuato in me un dialogo intenso e intimo con il Signore, finché non è balenata all’orizzonte l’idea che Lui mi chiamasse a qualcosa di diverso a quello che avevo sempre immaginato. Questa nuova prospettiva però mi turbava, era troppo vertiginosa!

Questa resistenza è venuta meno grazie all’incontro con il movimento di Comunione e liberazione a Friburgo in Brisgovia, dove studiavo odontoiatria, e con i sacerdoti della Fraternità San Carlo. Attraverso quest’incontro la mia vita è iniziata a fiorire. Le novità sono state: un’amicizia quotidiana incentrata sulla ricerca del Destino; la sequela così bella e naturale dietro a una guida autorevole; l’approccio esperienziale alla fede e l’avventura di giudicare tutto. Giorno dopo giorno, queste novità mi hanno plasmato e, partendo da una mentalità ancora un po’ individualista, sono finalmente uscita da me stessa: ho iniziato a donarmi in caritativa, a cantare a messa, ad aprire la mia casa ad altri.

In questo cammino, la chiamata del Signore ha trovato in me uno spazio nuovo. Mi osservavo in azione e scoprivo inscritto nel mio cuore il desiderio di una dedizione totale ed esclusiva a Cristo. Non mi è stato facile ammettere questo con sincerità davanti a me stessa, fino a quando, con gli altri neolaureati di CL, insieme a don Gianluca Carlin, abbiamo ragionato su come poter servire la Chiesa nella nuova fase della nostra vita. In questa prospettiva di impegno per il Regno dei cieli, in me è esplosa definitivamente la gioia di poter dare tutto. Meravigliata di tutto questo cambiamento, non riuscivo più a trattenere il fascino per la Fraternità e la passione per il mondo che avevo visto in loro, che per me ha significato andare in Italia ed entrare nelle Missionarie di San Carlo.

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