Missione è rinascere

Andare in missione non significa solo comunicare la vita, ma anche riceverla.

Way Of The Cross
La comunità di Comunione e Liberazione di Washington durante una Via Crucis per le vie della città.

Il mistero della nascita esprime bene che cosa sia la missione. È stato così per Cristo. Il Padre ha mandato il suo dilettissimo Figlio facendolo nascere da Maria per opera dello Spirito Santo. Non poteva essere altrimenti. Il Padre, che eternamente ha generato e genera il suo Figlio, non può darcelo se non permettendo che nasca dalla Vergine Maria. Per il Figlio, essere mandato è essere nato nel tempo, come tutti noi, e vivere nel tempo la sua generazione eterna. La missione di Cristo, grazie a Maria e con lei, è vivere nella storia la sua figliolanza eterna. Durante tutti i giorni della sua vita terrena, Gesù riceve tutto dal Padre in ogni momento e afferma gioiosamente in ogni istante la bontà e la misericordia sconfinate del Padre. Durante la sua passione, sia quella interna sul Monte degli Ulivi sia quella esterna sul Golgota, Gesù vive, con una sofferenza unica, la sua generazione eterna: si lascia amare dal Padre bevendo il calice e, morendo sulla croce, afferma la bontà misericordiosa del Padre. È la sua figliolanza vissuta che ci salva. 

Essere missionario vuol dire partecipare alla missione di Cristo. In lui, anche per noi, essere chiamati alla missione vuol dire nascere. O più precisamente, rinascere. Vivere la missione è accettare di rinascere lì dove si è mandati e vivere l’ineffabile grazia di essere figli di Dio con coloro a cui Cristo ci consegna. Rinascere è essere uno con loro senza perdere la ricchezza che si porta dentro. 

Vivere la missione è accettare di rinascere lì dove si è mandati

Rinascere non è solo vivere in un paese diverso – o forse in quello proprio ma non più come proprio –, imparare una lingua nuova, un modo diverso di rapportarsi al mondo, alle persone, alle cose e a Dio. Non è solo lavorare. È lasciarsi amare in ogni momento lì dove Cristo ci pone e lasciare che il suo amore dia forma – cioè unità, luce e direzione – a ciò che ci è dato di vivere. Per la gloria del Padre. 

Ma chi rinasce non solo comunica la vita che lo costituisce. In primo luogo, riceve. Gesù ha ricevuto da Maria la nostra natura umana – corpo, anima e spirito. Ha ricevuto Maria e Giuseppe che, per grazia, sono diventati “i suoi”. Poi gli apostoli, quelli più lontani e quelli più vicini a lui. Ha accolto tutti quelli che lo hanno negato unendoli a sé nel suo luminoso perdono. Ancora di più. Si è perfino portato in cielo il corpo trafitto e glorioso. E non si ferma lì. Manda il suo Spirito, lo Spirito del Padre, così da permetterci di entrare nella sua carne gloriosa e contribuire alla fecondità sempre nuova della sua vita. Sia ora che in eterno. 

Contemplando questa seconda dimensione mi sono reso conto con più profondità di un grande dono che mi è stato fatto. Trenta anni fa, nel giugno del 1994, sono stato mandato con Michael Carvill e Vincent Nagle negli Stati Uniti. Poco prima di partire, in una tipica giornata romana di splendida luce, don Massimo venne a prendermi all’università Gregoriana. Ritornavamo a casa a piedi (il seminario allora era di fronte a Santa Maria Maggiore, vicino all’università). Sapevo già della mia destinazione e avevamo voglia di passare un po’ più di tempo insieme prima di partire. Camminando su via Panisperna, essendo consapevole dell’enormità e la diversità del paese dove stavo per andare, gli chiesi: “Come farò a conoscere l’America?” Dopo qualche momento di silenzio mi risponde semplicemente: “Attraverso gli Americani. Ascolta loro. Diventa loro amico.” Ho fatto mia questa risposta e ho atteso desideroso ciò che Dio avrebbe fatto accadere. 

Il nostro compito all’Istituto è di educare a pensare radicalmente e vivere radicalmente

In questi anni, Dio mi ha dato tanti amici, a cominciare da quelli di casa mia. Con loro ho vissuto e vivo una vita bellissima, piena di scoperte, gioie, frutti e anche croci. Un amico a me specialmente caro è stato poi David L. Schindler. Con lui ho vissuto e lavorato per più di vent’anni all’Istituto Giovani Paolo II in Washington D.C., fino al novembre del 2022 quando è venuto a mancare dopo una breve ma difficile malattia. Lui mi ha comunicato uno sguardo di fede su questo popolo, la sua storia e il suo posto nel mondo. Me lo ha fatto vivere. “Conoscere (connaître) è nascere insieme”, era solito dire. Dalle cene, al giudizio sull’antropologia liberale e tecnocratica, passando per gli sport, il canto insieme e la bellezza della contemplazione. Si parlava di tutto. Sempre. Poche cose sono così piacevoli come la conversazione libera e aperta fra amici per andare fino in fondo ad ogni cosa. In questo mondo astratto, frantumato e affascinato dal potere tecnocratico, dove la quantità è scambiata per qualità, il fare ha eliminato il sapere, e la violenza si maschera come amore, David ha sempre affermato con semplicità, e aiutato a vedere, che la vita è dono e che Dio è al centro di tutto in ogni momento. Non apparteniamo a noi stessi, amava ripetere. Il nostro compito all’Istituto, mi diceva spesso, è di educare a pensare radicalmente e vivere radicalmente, cercando di sostenere la fede di tutti. 

Un aspetto che mi stupisce di questa amicizia – che ha portato così tanto vero bene a me e a tutta la San Carlo – è che essa è anche l’immeritata e sovrabbondante risposta che Dio offre alla domanda che avevo. Meglio ancora: ciò che commuove è che questa amicizia è segno discreto, potente, e luminoso della sconfinata gratuità di Dio, del suo amore concreto e personale. Dio è gratuità. In sé e per noi. Egli si fa vedere e amare anche attraverso la bellezza sempre nuova e ineffabile che si cela e chiama in rapporti come questi. Ciò che si riceve e si porta con sé, come parte di sé, è, in fondo, Dio, gratuità infinita, che si dona in un modo sempre nuovo nella carne trasfigurata di chi si lascia amare. Chi rinasce riceve questo duplice dono dell’amicizia con Gesù e con gli uomini. 

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